Trump sta vincendo la guerra, ma Israele di più
Carlo Cambi · 12 Marzo 2026
In questa puntata della nostra rubrica “Gli scorretti – Un antidoto al luogocomunismo”, Giulio Cainarca interroga Carlo Cambi sugli sviluppi della guerra in Iran e sul fatto se il conflitto sia stato condotto da Benjamin Netanyahu o da Donald Trump.
“Sul campo ci sono due interessi diversi. Da una parte c’è l’idea di Trump di togliere alla Cina qualsiasi possibilità di relazione espansiva nel mondo. Il presidente Usa sta infatti prosciugando l’energia alla Cina e sta tentando di staccare Putin dalla influenza cinese in modo che il presidente russo non dia più l’energia a un Drago nel pieno di una crisi economica interna spaventosa. Dall’altra c’è il premier israeliano che ha in testa una cosa straordinariamente semplice da raccontare: ovvero che la Costituzione della Repubblica Islamica teocratica dell’Iran è fondata sull’esigenza di cancellare lo Stato di Israele. Quindi non è che c’è una doppia direzione della guerra. Ci sono due obiettivi diversi da ottenere da questo conflitto, che però sono coincidenti su una cosa: mandare a casa gli ayatollah”.
“Comunque vada, Israele ci guadagnerà sicuramente: ha già ottenuto il desiderio da parte del Libano di trovare un accordo – esattamente come la Giordania – e che i Paesi del Golfo, ovvero l’Internazionale sunnita, possa proteggerli. Il secondo guadagno ricevuto è che della questione palestinese non parla più nessuno. Inoltre, se l’Iran venisse messo a tacere, il protagonista di quell’area si chiamerà Tel Aviv. Non si sa per quanto tempo Teheran possa continuare a bombardare, a meno che la Cina e la Russia (fatto a dir poco improbabile) non riforniscano di armi tramite la Corea, minaccia nucleare al servizio degli interessi cinesi. L’Iran finirà a breve le munizioni. Il Pentagono ha fatto un calcolo secondo il quale gli manca di distruggere ancora il 10% dei lanciamissili dell’Iran, dopodiché quest’ultimo sarà incapace di qualsiasi offensiva: non ha più la Marina né una potenza di terra”.
