Rocco Tanica: “Faccio il pittore e annuso Milano”
Francesco Caprini · 27 Febbraio 2026
In questa puntata di “Musica indipendente”, Francesco Caprini ha intervistato Rocco Tanica, grande storico tastierista del gruppo “Elio e le Storie Tese”. Un’esperienza artistica pluridecennale, che è andata oltre al mero ambito musicale. Per esempio il cinema: “Partecipammo, come amateur contemplativi, al film di Rocco Siffredi del 1996 che s’intitolava ‘Rocco e le Storie Tese’ all’interno del quale noi facevamo una performance musicale, mentre gli altri attori e attrici facevano una performance affettiva in una festa all’aperto dove c’era però qualche birichinata, chiamiamola così”.
Non è mancato poi nemmeno il cabaret: “Noi fummo presenti allo Zelig quando, per esempio, c’era solamente la coppia ‘Aldo e Giovanni’ e abbiamo visto nascere il trio con Giacomo. Ed è là che io conobbi Claudio Bisio, con il quale trovammo subito identità di vedute e di cazzoneria, perché eravamo parimenti stupidi e ci piaceva mettere tutto questo in commedia e in musica, quindi scrivemmo spettacoli teatrali e anche canzoni, tra cui quella ‘Raput’ che impazzò dove parlava delle vacanze in Grecia e della fidanzata alla quale si rivolgeva con epiteti non proprio gentilissimi”.
Non mancano simpatici aneddoti sulla sua carriera di tastierista: “Mi ricordo lo ‘choc’ di vedere nello studio dei fratelli La Bionda i Depeche Mode a registrare un album. Tutto l’edificio era stato sequestrato dalla loro presenza immanente. Io e i miei colleghi stavamo lavorando sulla colonna sonora del film ‘Miami Super Cops’, con Terence Hill e Bud Spencer, e volevamo andare al bar. Ma non era possibile. Motivo? Loro stavano registrando ‘Personal Jesus’ tenendo il ritmo con gli scarponi nella tromba delle scale dove c’era un bel riverbero. Insomma, non so in quanti possono affermare di essere stati ‘sequestrati’ dai Depeche Mode”.
Il tutto fino ad arrivare ai tempi più recenti dove, da quando ha lasciato gli “Elii”, si è ben cimentato con la pittura, con la fotografia e con la grafica contemporanea. “Come per la musica, non mi interessa produrre illustrazioni con un’istruzione su schermo. Parto sempre da un’idea, che magari mi è balenata nel dormiveglia da piccoli appunti grafici che prendo, e poi provo a fare varie ipotesi di realizzazione di quel soggetto. Il secondo album di Elio e le Storie Tese, per esempio, ha in copertina una mucca con piedi umani che avevo sognato la notte precedente. Al risveglio, l’avevo disegnata e poi l’avevo proposta agli amici e la realizzammo con il Photoshop dell’epoca, che comunque era già abbastanza avanzato. Ricordo che convocammo Giancarlo Bozzo, uno dei papà dello Zelig, perché è la persona al mondo con i polpacci più grandi che esista e ci facemmo un fotomontaggio”.
