Manuale dell’odio giusto: la violenza contro la destra non è peccato

· 19 Febbraio 2026


Al centro di questa puntata de “La cittadella”, il talk show prodotto da Radio Libertà assieme alla piattaforma di contenuti online e social Galt, che si occupa di temi politici, sociali e di costume della nostra era e delle “culture wars”, Francesco Borgonovo, vicedirettore de la Verità, Matt Carus e Massimo Salvati discutono della remigrazione – soprattutto a seguito del caso di Andrea Ballarati, l’organizzatore del Remigration Summit di Gallarate nel maggio 2025, rinviato a giudizio per incitamento all’odio razziale – insieme con Vanessa Combattelli, giornalista e docente, e Kiro Attia Ayman, cugino di Aba Youssef, ragazzo che è stato accoltellato un mese fa a La Spezia.

“In ballo non ci sono soltanto la censura e la denuncia nei confronti di chi la pensa diversamente dalla bolla del mainstream, ma c’è probabilmente qualcosa di più: la giustificazione delle aggressioni verbali e violente contro chi viene etichettato in maniera inappellabile come un odiatore. In questa categoria rientra, per esempio, chi vuole limitare l’immigrazione di massa. Non interessa più valutare il merito e il contenuto di un ragionamento politico espresso da rappresentanti generalmente di destra. No: il messaggio che passa è che si può odiare l’odio, come sosteneva un tempo Walter Veltroni. E allora si può affermare che questi presunti ‘odiatori’ non possano manifestare o parlare in Parlamento. Dopo di che scatta un ulteriore livello: siccome tali esponenti sono pericolosi per la democrazia, che cosa di può fare ulteriormente contro di loro? Semplice: toglierli di mezzo e, come se non bastasse, screditarli. Ed è esattamente quello che è successo a Lione con l’omicidio di Quentin, ucciso dagli antifascisti francesi e poi svilito dai politici e giornali di sinistra poiché definito come un ‘picchiatore nazistello’ che se l’è andata a cercare a cercare. Si tratta dello stesso metodo utilizzato con Charlie Kirk. La chiusura del cerchio è raffigurata dal cambiamento ideologico dei buoni e giusti: sono passati dal volere censurare e reprimere l’odio a indirizzare questo loro sentimento contro la destra”.

“La verità è che per i progressisti non conta più nulla la realtà né i diritti e le condizioni di vita di una determinata categoria di persone da difendere. A loro interessa solo quella minoranza discriminata di chi gli è politicamente utile. Il tutto si trasforma in un discorso politico, morale, ideologico che è talmente penetrato in profondità che ormai non si ne accorgono neanche più di fare questo ragionamento. Se un immigrato recitasse la parte in televisione del nuovo italiano da figurina, avrebbe i titoli su Repubblica e sarebbe ospite fisso in tutti i talk show di La7, con tanto di proposta per una candidatura nel Partito Democratico o in Alleanza Verdi-Sinistra; in caso invece di un migrante meno allineato con certi discorsi retorici, non se lo filerebbe nessuno Io ne sono certo. Lo stesso vale sui quegli esponenti della comunità Lgbt o del femminismo che non si allineano alla vulgata della sinistra istituzionale. In sintesi: se sei di destra, sei inferiore. Quindi ti posso anche ammazzare di botte e sparare da lontano perché, alla fine, c’è sempre un motivo”.


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