L’accordo Italia-Germania è la fine degli eurofanatici

· 11 Febbraio 2026


In questa puntata della nostra rubrica “Gli scorretti – un antidoto al luogocomunismo”, Giulio Cainarca interroga Carlo Cambi sul nuovo asse che è nato tra Italia, Germania e Belgio su industria e competitività, in qualche modo mettendo fuori gioco la Francia di Emmanuel Macron.

“Forse questa volta non è escluso che si potrebbe andare veramente verso un’Europa confederale, che significa rafforzamento delle autonomie statali e messa in comune di alcuni interessi ormai non più difendibili soltanto all’interno del perimetro nazionale. Del resto, se ci pensiamo bene, l’Europa che era nata con la CECA e con l’Euratom, oggi non ha più fonti energetiche e non potrebbe diventare – allo stato attuale – una superpotenza come Mario Draghi immagina. Allora è il momento di capire che bisognerà dotarsi autonomamente di fonti energetiche (cioè riempire l’Europa di centrali nucleari). Anche perché chi sostiene l’eurodelirio secondo il quale con le energie alternative si riescono a soddisfare i bisogni energetici del continente, dice una castroneria totale”.

“Questo elemento lo conoscono perfettamente sia Merz sia Meloni, ma lo sanno anche i belgi e i francesi che non sopportano più Macron: abbiamo un disperato bisogno di riportare a casa la manifattura, copiando sostanzialmente quello sta facendo Donald Trump – che vuole comprare di meno all’estero e produrre più a casa sua – mentre noi abbiamo delegato tutta la manifattura alla Cina e, per riportarla a casa, abbiamo bisogno di una struttura europea molto più snella, con meno lacci burocratici. Questa è la prospettiva intrapresa da Merz e la Meloni con i loro accordi. Macron, al contrario, ha bisogno disperatamente di rafforzare il suo debito pubblico e sa perfettamente che oggi il titolo di debito francese è sottoposto ad una pressione dei mercati spaventosa: più o meno come la storia dello spread italiano ai tempi di Silvio Berlusconi. Il presidente francese rischia di andare incontro a uno scenario di quel genere e ha bisogno del debito comune europeo, ma i tedeschi non vogliono sentire parlare di questo argomento”.

“La retromarcia sui motori endotermici probabilmente riuscirà in qualche misura a mitigare l’impatto violentissimo che l’economia cinese sta avendo su quella europea. La Cina, infatti, ha una serie di problemi interni pesanti: non cresce la domanda interna, è molto indebitata al suo interno e ha un problema demografico. E quindi cosa fa? Sta scaricando all’esterno la sua superproduzione industriale, complice anche il green deal, che ha fatto sì che quasi la metà del surplus commerciale cinese venisse dall’Europa.

Gli accordi tra Merz e Meloni tendono ad attenuare questi effetti, ma è ovvio non si può mantenere l’Unione farraginosa che c’è adesso. Ci possono essere degli Stati che si mettono d’accordo, anche con trattati bilaterali, e che migliorano le relazioni tra loro. E l’asse italo-tedesco è l’unica postura positiva che si possa avere davanti alla de-globalizzazione decretata da Trump”.


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