Formazione in Italia e lavoro nel loro Paese: la remigrazione che fa bene ai migranti

· 5 Febbraio 2026


Al centro di questa puntata de “La cittadella”, il talk show prodotto da Radio Libertà assieme alla piattaforma di contenuti online e social Galt, che si occupa di temi politici, sociali e di costume della nostra era e delle “culture wars”, Francesco Borgonovo, vicedirettore de la Verità, Matt Carus e Massimo Salvati discutono del concetto di remigrazione insieme a Claudiu Stanasel, vicepresidente del Consiglio Comunale di Prato (Lega), Rachele Scarpa, deputata del Partito democratico, e Maurizio Marrone, assessore alle Politiche sociali e dell’integrazione socio-sanitaria, emigrazione e cooperazione decentrata e internazionale della Regione Piemonte (Fratelli d’Italia).

Quest’ultimo racconta, in particolare, una sperimentazione che è già in corso nell’ente territoriale di cui è rappresentante della Giunta. “Come cooperazione internazionale, stiamo sostenendo un progetto della città di Asti: agli stranieri che non riescono a integrarsi nel nostro territorio – da noi sono soprattutto ivoriani – si offre una formazione professionale nell’artigianato del legno, vocazione di quella città, e li si accompagna perché possano tornare nel loro Paese d’origine per avviare delle attività imprenditoriali in quel settore. Credo che sia un bel progetto perché contiene una componente volontaria che consente, tra le altre cose, di combattere la retorica progressista: vogliamo far capire che gli immigrati da remigrare sono vittime, e noi li sosteniamo nel costruirsi un destino degno nella patria di loro appartenenza. Così non subiranno, come indicherebbe una certa propaganda, di una ‘deportazione’ o comunque di un fenomeno coatto. La remigrazione è un ottimo stimolo che deve soltanto affinare la comunicazione proprio per sottrarsi a critiche strumentali”.

Stanasel illustra invece un cronoprogramma con cui si mette in moto tutto questo processo. “Una volta diventata legge, premesso che ci vorrà del tempo, credo che potremo fare una prima valutazione dopo almeno cinque anni dalla sua entrata in vigore. Ritengo fortemente che questa sia una risposta a seguito di troppi anni di malagestione politica dell’immigrazione incontrollata. Le firme sono già arrivate ormai a quota 90mila, non esiste il problema della raccolta. Tra l’altro, questa proposta non dovrebbe essere limitata alla sola Italia, ma bisognerebbe estenderla alla Germania, alla Spagna, alla Romania. Solamente così creeremo una linea unitaria di politiche sull’immigrazione”.


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