Noi giornalisti assaliti dagli squadristi rossi
Francesco Borgonovo · 3 Febbraio 2026
Al centro di questa puntata de “La cittadella”, il talk show prodotto da Radio Libertà assieme alla piattaforma di contenuti online e social Galt, che si occupa di temi politici, sociali e di costume della nostra era e delle “culture wars”, Francesco Borgonovo, vicedirettore de la Verità, Matt Carus e Massimo Salvati discutono del corteo violento organizzato da Askatasuna dello scorso 31 gennaio a Torino – che ha provocato pesanti scontri con le forze dell’ordine – insieme con Rachele Scarpa, deputata del Partito democratico, Maurizio Marrone, assessore alle Politiche sociali e dell’integrazione socio-sanitaria, emigrazione e cooperazione decentrata e internazionale della Regione Piemonte (Fratelli d’Italia), e Claudiu Stanasel, vicepresidente del Consiglio Comunale di Prato (Lega).
Molto interessante è stata la testimonianza di Bianca Leonardi, giornalista e inviata della trasmissione “Far West”, che va in onda su Rai3, aggredita da giovani incappucciati proprio a Torino. “Assieme alla troupe stavo seguendo il corteo e documentando quello che stava succedendo. Nonostante non fossimo ancora entrati nel pieno della guerriglia che si sarebbe scatenata più tardi, sono arrivati sette ragazzini completamente camuffati con passamontagna, guanti e occhiali – tutti vestiti di nero – che mi hanno assalito da dietro: prima con delle spinte perché non volevano che si riprendesse la manifestazione, poi mi sono hanno dato due schiaffi e sono stata presa a calci, mi hanno rubato la mini-telecamera e hanno rubato e distrutto la maggior parte della strumentazione dell’operatore. E siamo stati costretti a uscire dal corteo. Una violenza completamente gratuita: manco fossimo della Digos”.
“Quel che ho percepito in maniera molto strana sono stati due fatti: il primo è che in quello spazio c’erano anche altri giornalisti visibili, oltre al mio cameraman che aveva una telecamera visibile – quindi ancora più evidente come operatore dell’informazione – però si sono scagliati in questo modo proprio su di me. Ancora non ho compreso bene il motivo. La cosa che poi ha destato ancora più scalpore, al di là della pesante aggressione fisica, è che alcune persone adulte, una volta che siamo usciti momentaneamente dal corteo, ci hanno detto che avevano ragione loro, perché noi non dovevamo documentare questo tipo di scene ed era giusto che avessimo subìto un’aggressione del genere. Il senso sembra essere: ‘Dovevate pensarci prima di fronte alla guerriglia urbana’. Insomma: si parla tanto di libertà, di democrazia, di diritti negati, però valgono solo da una parte. Perché se io non ho la libertà come giornalista di svolgere il mio lavoro, allora c’è una libertà che vale di più e una che vale meno”.
